lunedì 8 settembre 2008

Martin Fröst: Aho Clarinet Concerto

si, siamo proprio su un altro pianeta

Equilibrio indifferente

In Meccanica Razionale è la configurazione di equilibrio di un sistema rispetto alla quale una minima perturbazione ne determina una variazione irreversibile. Il sistema non è più in grado di ritornare alla configurazione iniziale.
Sono rimaste immutate per anni le cose fra noi. Ci conosciamo da una vita, per una vita ci siamo visti ogni sabato sera, ogni venerdì sera, il mercoledì al cinema, a mangiare i muffin o le torte della Tizi. E prima ancora a fare i compiti al pomeriggio, io tutti i giovedì dal F. oppure tutti i sabati con A. ed E. a fare conversazione inglese, od in giro al completo, io, E. A. F. M.
La compagnia del CC ha avuto i suoi alti e bassi ma, alla fine, tutto è durato e, in fondo, una ragione che vada al di la del solo fortuito incrocio di destini sicuramente ci deve essere.
Qualcosa è cambiato ora. L'equilibrio è indifferente, ed ho paura della futura configurazione che questo piccolo microcosmo potrà assumere. Per una volta il protagonista della faccenda non sono io, ma non importa, quel che succede tocca direttamente anche me. Io sono fiducioso, ma non certo, che tutto torni come prima. questo mi spaventa. La combriccola è sempre stata un rifugio per i momentacci ed il luogo ideale per le feste, di qualsiasi natura. Ci si è sempre capiti al volo, si sapeva senza dirlo cosa l'altro avesse bisogno.
Il solo pensiero che questa piccola storia possa finire mi fa rabbrividire.

A., E., spero che le cose fra voi vadano a posto. Non potranno essere più uguali a prima, questo è ovvio, ma non è quello che importa.
Sono 22 anni di amicizia forte fra di noi.
Io voglio festeggiare anche il ventitreesimo.

sabato 6 settembre 2008

Sinfonia "dal Nuovo Mondo", A. Dvorak

Grazie

Alessandro Carbonare

Beh, per parcondicio metto anche Carbonare e la faccio finita qua. Preferisco Meloni, ma è un discorso sul sesso degli angeli, l'uno primo clarinetto scaligero, l'altro ex primo clarinetto dell'Operà di Parigi ed ora solista a Roma

R.Strauss French Horn Concert No.2 Alessio Allegrini

Ho ripescato nella rete questo concerto. Credo sia l'era geologica passata o giù di li. Studiavo ancora in conservatorio quindi più o meno 7-8? anni fa. Vivevo di sogni, non che adesso non lo faccia, ma sono un po' diversi. Allora volevo diventare primo clarinetto della Scala, girare il mondo in tourne, incidere dischi, diventare più bravo di Meloni, l'attuale solista scaligero (mannaggia quanto è bravo, un suono meraviglioso) che potete vedere e ascoltare al minuto 3.47 duettare col corno, anche lui bravissimo (ma l'hanno poi preso nei Berliner??). beh, sta di fatto che Meloni è ancora li ed io per il momento non ne ho usurpato il posto.
Rivedere questo concerto mi ha fatto tornare in mente molti momenti felici del mio passato.
E poi, si sa mai, magari lo divento sul serio prima o poi il solista della scala.....;-)

mercoledì 3 settembre 2008

Una cupola moderna






Credo sia uno degli edifici più belli di Corbu.

Completato postumo ed innaugurato un paio di anni fa è la chiesa di San Pierre a Firminy.
Firminy, nei pressi di Lione, è un piccolo concentrato delle corbu-opere, dall'Unitè, alla Maison de la Culture alla Eglise, appunto.
E' un'opera matura, forse giustamente la sua ultima, in cui funzionalismo, brutalismo, espressionismo delle forme arrivano a costruire un impianto tipologico semplicissimo, una aula unica di forma quadrata, coperta da una cupola, un cono che prende la luce dall'alto per portarla all'interno.
Il bello di questo edificio è che la forma acquista un carattere quando diventa un solido ibrido fra un tronco di piramide ed un cono, geometricamente tra l'altro abbastanza complicato da descrivere ma sul quale la luce sfuma i volumi in modo sublime.
Quindi arriva lo spazio interno, si costruiscono i percorsi, e la luce che entra, colorata dalle pareti che la riflette, o come una costellazione osservata di notte. Un idillio.
A me piace molto. Mi piace quel cono destabilizzato. Li sta la differenza fra il genio e gli altri. Gli altri si fermano al cono. Il genio va avanti, lo deforma, sapendo benissimo quando è il momento di fermarsi, il limite prima della schifezza.
Piacciono molto le forme disegnate sulla superficie, i cannoni di luce in sommità che ricordano quelli dell'Unitè a Marsiglia, o i comignoli di Gaudi nella Casa Milà a Barcellona, le caratteristiche aperture con i brise-soleil in cemento armato del basamento, i colori puri utilizzati per far brillare gli interni, la strada che sale e che si avvolge sull'edificio, il fatto che tutta la costruzione diventa un landmark per la città.
Piace molto perchè è una architettura non accademica, non da professore.
Verosimilmente il realizzare l'opera ai nostri giorni permetterà di poterne godere senza che essa vada in contro al degrado al quale sono destinate le altre sue opere realizzate in calcestruzzo a vista. D'accordo, mi si potrà dire che la patina del trascorrere del tempo su di esse conferisce loro qualcosa di speciale. Ed, oltretutto, in alcuni scritti emerge l'idea che la contaminazione dei suoi edifici da parte del tempo fosse pienamente contemplata, quasi un refuso nostalgico dei tempi del suo Gran tour in Grecia ed Italia.
Beh, io dico la mia e preferisco poter godere dell'edificio pulito dalle tracce del tempo, godere del colore bellissimo del cemento liscio a vista, e di come questo colore cambia con la luce e con la pioggia

Ah, le foto non sono mie. sono prese dal web.

Spero di andarci presto;-)

lunedì 1 settembre 2008

Sabato pomeriggio in barca


credevo di non saperci più andare dopo le "splendide" evoluzioni dell'ultima volta in cui sono uscito in deriva col 470, il 25 aprile: nell'ordine, vento da nord e dalle valli (sono un velista della mutua io, quindi lo odio), barca vecchietta che per regolare caricabasso o per cazzare la drizza di quella mutanda di fiocco ci voleva una gru, io che avevo addosso una stanchezza intrinseca.... morale successe una bella scuffia a 180 con discesa di deriva...

sabato è stato diverso, ho reincontrato gli amici di mesi di passate bordeggiate, e quindi armato il 420 BB fuori per metà pomeriggio, a risalire il vento, a ridiscenderlo, a far planare quella barchetta, con quel vento, quella Breva che era una meraviglia.

Avevo anche sabato una stanchezza intrinseca, per gli errori che uno combina, per l'ingenuità che ogni tanto salta fuori, per il morale a terra.

Ma almeno per qualche ora ho riacquisito sicurezza e fiducia nelle cose.

Magari è stato solo placebo.